Arco Della Pace (Long Exposure Stacking)

Come Migliorare Le Esposizioni Lunghe Grazie Allo Stacking

Sovrapposizione di esposizione lunghe (long exposure stacking)

La tecnica della esposizione lunga è molto usata nella fotografia di paesaggio soprattutto per catturare il movimento di nuvole e acqua (mare, lago, torrente). La lunga posa consente di conferire dinamismo allo scatto ed in alcuni casi permette di ammorbidire alcuni dettagli aiutando la lettura della foto.

Se sei pratico delle esposizioni lunghe, ti sarà sicuramente capitato di dover decidere il tempo ottimale di esposizione: non si tratta semplicemente di un intervallo fisso, bensì dipende dalle condizioni meteo e dal tipo di risultato che si vuole ottenere (ad esempio è tipico utilizzare tempi più lenti quando c’è poco vento, e tempi più veloci quando invece il vento è molto forte). Quando si scelgono tempi più lunghi, bisogna poi tenere conto di altri fattori, come ad esempio il fatto che si rinuncia a fare più scatti, oppure al rischio che un piccolo movimento della fotocamera richiederà poi di ripartire da zero magari perdendo il momento ideale di scatto (ad esempio durante alba/tramonto il momento “magico” potrebbe durare poco ed offrire una sola possibilità di scatto lungo).

Da un punto di vista del risultato fotografico infine, avrai certamente notato come all’aumentare del tempo di esposizione (in genere sopra il minuto) si ottiene un incremento della vignettatura e/o del rumore digitale (compresi i famosi “hot pixels”).

Tra le varie opportunità a disposizione per far fronte ai comuni problemi delle esposizione lunghe, esiste una tecnica che può aiutare in taluni casi a migliorare il risultato finale: lo “stacking” (o sovrapposizione) di più esposizioni.

La tecnica dello “stacking” si basa sulla sovrapposizione di diverse foto (ciascuna scattata con la tecnica di esposizione lunga) al fine di ottenere uno scatto il cui effetto finale è quello di simulare un tempo di esposizione molto più lungo degli scatti di partenza (pari circa alla somma dei tempi dei singoli scatti utilizzati per la sovrapposizione).

Manarola (Long Exposure Stacking)

Manarola (Long Exposure Stacking)

Come migliorare le esposizioni lunghe grazie allo stacking: PRO E CONTRO

I vantaggi di tale tecnica sono diversi:

Ridurre il rischio di perdere il momento “magico”: effettuando più scatti di breve durata (anziché uno unico molto lungo) si avranno a disposizione molte più foto.

Ridurre il rischio di dover cestinare lo scatto a causa di un movimento accidentale della fotocamera (dovuto ad un colpo di vento o a un movimento imprevisto del cavalletto ad esempio): facendo più scatti, si cestinerebbe eventualmente solo una frazione delle foto scattate, mentre con una esposizionesingola molto lunga, si sarebbe costretti a ricominciare.

Minimizzare il rischio che un cambio repentino della luce comprometta l’intero lavoro: basta eliminare gli scatti con esposizione sbagliata.

Dosaggio manuale dell’effetto finale: grazie alla disponibilità di diversi scatti, si potrà decidere in fase di sviluppo l’effetto finale, dosando opportunamente (entro determinati limiti) le esposizioni a disposizione. Ad esempio uno scatto da 2 minuti potrebbe essere ottenuto sommando 8 pose da 15 secondi o 4 pose da 30 secondi, mentre senza questa tecnica si avrebbe uno scatto unico da due minuti, senza possibilità di intervento. Se avessimo fatto 8 pose da 15 secondi, potremmo anche scegliere ex-post la durata dello scatto da 15 secondi a 2 minuti a seconda di quanti scatti decidiamo di utilizzare nel processo.

Ridurre il rumore digitale e gli “hot pixels”, perché all’aumentare del tempo di posa il rumore digitale aumenta più che proporzionalmente… quindi utilizzando tempi più brevi si ottiene anche un livello di rumore digitale inferiore.

Ridurre la vignettatura: correggere la vignettatura in uno scatto da 15 secondi è sicuramente più semplice ed efficace che correggere la vignettatura in uno scatto da 2 minuti.

Allungare oltre i limiti normalmente tollerabili il tempo di esposizione.

Riuscire a scattare esposizioni anche molto lunghe pur non avendo a disposizione dei filtri a densità neutra molto “potenti”.

Questa tecnica non ha solo vantaggi, ma ha anche qualche svantaggio che è bene conoscere:

Combinare più scatti in uno, non è generalmente accettato dai concorsi fotografici, quindi l’utilizzo di tale tecnica potrebbe impedirvi la partecipazione ai concorsi con regole più restrittive.

Per ottenere l’effetto equivalente ad una esposizione più lunga, è necessario che i singoli scatti vengano catturati a brevissima distanza l’uno dall’altro, quindi tale tecnica non è propriamente applicabile ove non si riesca a garantire una certa celerità tra uno scatto e l’altro.

L’implementazione di tale tecnica richiede conoscenze fotografiche e di sviluppo più avanzate.

Andiamo a vedere più nel dettaglio come funziona tale tecnica.

Trattandosi di una tecnica basata sulle esposizioni lunghe, daremo per scontate tutte le basi necessarie per scattare esposizioni lunghe (calcolo dei tempi, profondità di campo, iperfocale, filtri, ecc.) ed anche le basi dello sviluppo fotografico (altrimenti l’articolo diventerebbe troppo generico e inutilmente lungo).

Per un eventuale ripasso sulla fotografia di esposizione lunga, si può utilizzare come riferimento questo articolo: la tecnica della esposizione lunga

Passiamo ora ad un esempio pratico di applicazione di tale tecnica, analizzando i vari passi di implementazione.

Passo 0: Attrezzatura / Accorgimenti

Prima di elencare l’implementazione è necessario essere sicuri di avere tutta l’attrezzatura necessaria e prendere le precauzioni del caso.

Faccio una veloce lista (escludendo ovviamente macchina fotografica ed obiettivo…):

Cavalletto: quando si lavora con le esposizioni multiple (al di là dei tempi lunghi) è impensabile scattare senza cavalletto. Per quanto si abbia una mano ferma, è impossibile avere una foto di qualità quando si usano tempi superiori al secondo scattando a mano libera. Il cavalletto deve essere solido, ben stabile, con una testa che serri bene la fotocamera e con piedini ben saldi.

Telecomando (opzionale, ma consigliato): il telecomando aiuta a ridurre i movimenti della macchina in fase di scatto, per cui ne è consigliato il suo utilizzo sempre. Ancora meglio nel caso di comando di scatto remoto con intervallometro per poter agevolmente lavorare con esposizioni sopra i 30 secondi (se necessario).

Filtri a densità neutra (Filtri Neutral Density) (opzionali): ne esistono di diversi tipi e qualità, entrare nel dettaglio di cosa sono e come si usano è fuori dallo scopo di questa guida. Per chi non li conosce, basti sapere che si tratta di una tipologia di filtri che consente ridurre l’arrivo della luce verso il sensore, consentendo così di aumentare il tempo di esposizione. L’uso non è chiaramente indispensabile, dipende dalle condizioni di luce. Per approfondimenti sui filtri, si rimanda a questo articolo: Filtri A Densità Neutra.

Livella (elettronica o in plastica da applicare sulla slitta flash) (opzionale): per essere sicuri di scattare foto con orizzonte allineato.

Stabilità: assicurarsi di aver posizionato il cavalletto su un terreno stabile (ad esempio evitare sabbia e mattonelle mobili) e non su punti di passaggio. Anche questo accorgimento serve per lavorare meno in fase di sviluppo o per evitare di cestinare lo scatto.

La misurazione della corretta esposizione è fondamentale per ottenere risultati soddisfacenti. Per avere un suporto per misurare l’esposizione con e senza filtro sono a disposizione diverse applicazioni (anche per cellulare) o tabelle che vi consentono di calcolare velocemente i tempi di esposizione aggiungendo i filtri o cambiando le impostazioni. In questa guida si possono trovare diversi suggerimenti e tabelle che possono aiutare nel calcolo della esposizione corretta: La Tecnica Della Esposizione Lunga.

Passo 1: Composizione E Gamma Dinamica

La composizione chiaramente è fondamentale per una buona riuscita di qualunque foto. Una volta decisa la composizione è necessario mettere a fuoco con cura. Si consiglia di utilizzare la messa a fuoco manuale e il “live view” (ove disponibile) per mettere a fuoco in maniera accurata ed evitare che la messa a fuoco cambi tra uno scatto e l’altro. Scegliere un diaframma che consenta di avere una buona nitidezza (ciascuna lente è diversa ed ha diaframmi in cui offre una nitidezza migliore, solitamente i valori tra f/8 e f/11 sono quelli consigliati).

Dopo aver composto e messo a fuoco, è importante misurare la gamma dinamica della scena: utilizzare l’istogramma per assicurarsi di avere una esposizione corretta e coprire tutte tonalità di luce della scena. Nel caso in cui un singolo scatto non sia sufficiente per coprire tutta la gamma dinamica, potrebbe essere opportuno effettuare degli scatti in bracketing.

Prima di effettuare gli scatti finali, assicurarsi di aver misurato il tempo di esposizione corretto per quei dettagli da catturare con l’esposizione lunga. E’ fondamentale anche verificare che le foto siano effettivamente con la profondità di campo e nitidezza desiderata.

Pianificare con cura prima di catturare le esposizioni lunghe, perché non deve passare troppo tempo dagli scatti in bracketing a quelli di esposizione lunga… sia per evitare che la luce cambi troppo, sia per evitare di fare esperimenti inutili montando filtri e cambiando impostazioni a caso (rischiando così di perdere il momento o di spostare anche leggermente la macchina).

Passo 2: Scatto In Bracketing Di Tutta La Scena

Nel Passo 1 sono stati determinati i parametri di scatto delle esposizioni in bracketing, per cui impostare la macchina con:

  • Bracketing
  • Scatto continuo
  • Timer di autoscatto di almeno 2 secondi
  • Sollevamento specchio

Effettuare quindi i primi scatti per catturare la gamma dinamica complessiva.

Ecco gli scatti in bracketing dell’esempio:

Scatti In Bracketing (Long Exposure Stacking)

Scatti In Bracketing (Long Exposure Stacking)

Passo 3: Scatto Delle Esposizioni Lunghe

Subito dopo aver completato gli scatti in bracketing, si può procedere ad effettuare i vari scatti di esposizione lunga per catturare i diversi colori, il movimento e/o escludere gli elementi di disturbo.

In questo passo è necessario determinare il tempo di esposizione che possa offrire poi flessibilità in fase di sviluppo. Non è facile determinare con esattezza prima dello scatto quale sarà il tempo corretto, anche perché dipende non soltanto dai gusti personali, ma anche dalle condizioni ambientali e di luce. Solitamente si consigliano tempi tra i 30s e i 2m.

Utilizzare filtri se necessario e scegliere le impostazioni che garantiscono la massima nitidezza del soggetto (attenzione ad usare diaframmi “nitidi” per la lente a disposizione e mettere a fuoco con cura utilizzando se possibile l’iperfocale).

Nell’esempio è stato utilizzato un tempo di 120s e sono stati eseguiti in tutto 6 scatti. Per esporre 120s, è utilizzato un filtro ND1000.

Sei Scatti Di Esposizione Lunga

Sei Scatti Di Esposizione Lunga

Passo 4: Verifica Degli Scatti

Prima di spostare la macchina fotografica, provare a verificare che tutti gli scatti siano a fuoco ed esposti correttamente. In caso di errori, purtroppo bisognerà rifare gli scatti.

Passo 5: Preparazione Degli Scatti (Facoltativo)

Arrivati a questo punto le foto sono state scaricate sul computer.

Sarebbe cosa buona procedere su tutti gli scatti (ove necessario) con le correzioni comuni per macchine e lenti, onde eliminare distorsioni geometriche e/o vignettatura.

Passo 6: Postproduzione Degli Scatti Effettuati In Bracketing

Per prima cosa si suggerisce di lavorare gli scatti effettuati in bracketing cercando di omogeneizzare la gamma dinamica dell’intero scatto (tenere da parte per ora le esposizioni lunghe).

Ci sono diversi modi di fondere le esposizioni in bracketing, ciascuno può utilizzare il proprio metodo preferito.

Si consiglia la fusione HDR di Adobe Lightroom o Adobe Camera Raw (il risultato sarà identico per entrambi i software a parità di versione) perché consente di ottenere dei risultati molto naturali.

La fusione in HDR in questo esempio servirà come base per avere l’illuminazione corretta sul pavimento e sull’arco, su cui poi verrò fuso il cielo dell’esposizione lunga.

Passo 7: Postproduzione Delle Esposizioni Lunghe

Dopo aver preparato lo scatto di base è necessario fondere le esposizioni lunghe tra loro per ottenere l’effetto desiderato (che è molto soggettivo e dipende dai gusti personali).

Per questa parte del procedimento si consiglia di utilizzare Adobe Photoshop e precisamente la fusione di livelli in sovrapposizione: Files -> Scripts -> Load Files into Stack… (File -> Automazione -> Carica File In Serie…)

Adobe Photoshop: Caricamento Files In Serie

Adobe Photoshop: Caricamento Files In Serie

In particolare accertarsi di aver selezionato la casellina per trasformare tutte le immagini importate in uno Smart Object (Oggetto Avanzato), così da poter intervenire in seguito sulla diversa modalità di sovrapposizione (stacking):

Adobe Photoshop: Oggetto Avanzato

Adobe Photoshop: Oggetto Avanzato

A questo punto in Photoshop sarà presente un unico livello contenente tutte le immagini sovrapposte. Per poter sommare le immagini come se fosse stata fatta una unica esposizione lunga della somma di tutte, è necessario cambiare la modalità di sovrapposizione, cambiandola in sovrapposizione Media: Layer -> Smart Objects -> Stack Mode -> Mean (Livello -> Oggetto Avanzato -> Fusione -> Media)

Adobe Photoshop: Sovrapposizione Media

Adobe Photoshop: Sovrapposizione Media

Il risultato ottenuto sarà più o meno il seguente:

Risultato Sovrapposizione

Risultato Sovrapposizione

Come si può notare l’effetto delle nuvole nel cielo si è molto ammorbidito rispetto alle singole esposizioni, ottenendo così (più o meno) lo stesso effetto che sarebbe stato ottenuto da un’unica esposizione di 12 minuti (120s x 6).

Soluzione alternativa per lo stacking:

Ci sono altri modi per ottenere lo stesso risultato senza la funzione automatica di stacking, basta sovrapporre manualmente i livelli dal primo all’ultimo ma variando il grado di opacità.

La regola è la seguente: per ogni livello la percentuale di opacità sarà data questa regola: 100% / Numero Livello (contando i livelli partendo dal basso)

Quindi supponendo di aver numerato i livelli da 1 a 6 (avendo in questo caso sei esposizioni) e avendo messo il numero 1 in basso e tutti gli altri a seguire fino al numero 6 in cima, le percentuali di opacità saranno queste:

  • Livello 1: 100%
  • Livello 2: 50%
  • Livello 3: 33%
  • Livello 4: 25%
  • Livello 5: 20%
  • Livello 6: 17%

Il risultato finale sarà molto simile a quello ottenuto tramite lo stacking medio della funzione integrata in Photoshop.

Passo 8: Fusione Delle Due Foto

A questo punto del processo saranno disponibili due immagini:

  1. Immagine con l’intera gamma dinamica (quella ottenuta nel Punto 6)
  2. Immagine con l’effetto esposizione lunga sulle nuvole (quella ottenuta nel Punto 7)

Per ottenere l’immagine definitiva bisogna fondere la seconda sulla prima in maniera selettiva per poter mantenere la gamma dinamica corretta su tutta la foto. Le modalità per effettuare questa fusione sono diverse, in questo esempio è stata effettuata una fusione manuale tramite maschere di luminosità (Luminosity Masks).

Ci sono molti tutorial in rete che possono aiutare in questo ultimo passo, nel caso servano indicazioni.

Passo 9: Sviluppo Finale

A questo punto il compito residuale è quello di lavorare l’immagine a proprio gusto. Nell’esempio sono stati usati 5 scatti per l’esposizione lunga nel cielo e il bracketing per il primo piano (statico), per un’esposizione complessiva di 10 minuti):

Arco Della Pace (Long Exposure Stacking)

Arco Della Pace (Long Exposure Stacking)

Ecco altre immagini ottenute con la stessa tecnica:

 

Rips Of Darkness (Long Exposure Stacking)

Rips Of Darkness (Long Exposure Stacking)

The Magic Of Punta Aderci (Long Exposure Stacking)

The Magic Of Punta Aderci (Long Exposure Stacking)

Su Digital Photography School è presente la versione in inglese di questo articolo: How To Improve Your Long Exposure With Stacking

La Tecnica Della Esposizione Lunga

Nella fotografia di paesaggio la tecnica della esposizione lunga è molto usata soprattutto per riuscire a conferire dinamicità alle scene fotografate. Viene utilizzata principalmente in quei contesti dove c’è qualcosa in movimento: acqua, nuvole, piante, foglie, animali, persone, ecc.

L’argomento è molto vasto, per cui non è semplice fornire dei riferimenti allo stesso tempo sintetici e completi. Si tratta di una guida di base, per cui la maggior parte delle indicazioni saranno generiche e riferite alla fotografia di paesaggio.

Questa breve guida integra e viene integrata da quest’altra guida sui filtri a densità neutra (Neutral Density o ND).

Definizione

LE = Lunga Esposizione (dall’inglese Long Exposure) anche se la traduzione esatta sarebbe Esposizione Lunga. :-)

La tecnica della esposizione lunga prevede di lasciare l’otturatore aperto per tempi solitamente superiori al secondo per cercare di conferire dinamismo o carattere ad una foto.

Cosa Serve

  1. Macchina fotografica
  2. Batteria a piena carica e possibilmente una batteria di scorta (se si ha intenzione di fare esposizioni molto lunghe, la durata delle batterie si accorcia notevolmente!)
  3. Panno per la pulizia di lenti e filtri
  4. Cavalletto (o in alternativa un posto stabile dove poter poggiare la macchina fotografica)
  5. Filtro Neutral Density (opzionale): ecco un articolo in cui si parla di filtri Neutral Density
  6. Telecomando per scatto remoto (opzionale): ci sono diversi tipi di telecomando a seconda del tipo di scatto che si vuole fare. Un telecomando da pochi euro solitamente svolge bene il suo compito.
  7. Tabella o applicazione per il calcolo tempo di scatto (opzionale): questa tabella consente un calcolo veloce del tempo di scatto nel caso si utilizzino uno o più filtri ND, allego in questo articolo due tabelline che ho costruito io come riferimento
  8. Torcia (opzionale): spesso le esposizioni lunghe si effettuano in condizioni di luce scarsa… una torcia è fondamentale per controllare le impostazioni o per montare i filtri.

Cavalletto

tripod

Telecomando

camera_remote

Filtro A Densità Neutra Circolare (ND)

Haida ND3.0 PRO II

Haida ND3.0 PRO II

Filtro A Densità Neutra A Lastra Digradante (GND)

Haida GND0.9 Hard 100mm

Haida GND0.9 Hard 100mm

Cosa Fare Prima Di Una Esposizione Lunga

  • Pulizia obiettivi e filtri: questo passo è fondamentale… scattando LE anche le macchie più piccole acquisiranno più carattere… è buona pratica pulire bene le lenti ed i filtri prima di iniziare a scattare… durante gli scatti spesso lenti e filtri si sporcano (schizzi d’acqua, umidità, etc…), quindi è bene controllare di tanto in tanto che non ci sia bisogno di fare di nuovo pulizia.
  • Scatti di prova: solitamente prima di fare una esposizione lunga è consigliato ricercare la composizione ottimale con degli scatti veloci (se di giorno senza filtro, se di sera con ISO molto alti); questi scatti servono solo come riferimento per la composizione e per trovare il punto di ripresa ottimale (scattare direttamente con il setup definitivo per trovare lo spot migliore richiederebbe troppo tempo).
  • Posizionamento del cavalletto, delle manopole e della piastrina: anche questo passo è fondamentale, per evitare di cestinare molti scatti (o un’intera sessione!). A costo di ripeterlo fino alla noia, una LE richiede tempi lunghi, per cui se la piastrina del cavalletto non è stretta bene sul corpo macchina o se il cavalletto non è posizionato in maniera stabile (ad esempio sulla sabbia!) molto probabilmente lo scatto risulterà mosso, perché con il tempo possono esserci dei movimenti di assestamento. E’ bene ricordarsi di:
    • Posizionare il cavalletto in modo che sia stabile
    • Stringere bene le varie manopole di regolazione
    • Stringere bene la piastrina sul corpo macchina (soprattutto per scatti verticali!)
  • Ricontrollare tutte le impostazioni della macchina: non è raro accorgersi troppo tardi di avere qualche impostazione errata. Spesso solo in fase di sviluppo ci si accorge di qualche errore, quando ormai è troppo tardi. 
  • Modalità di messa a fuoco: accertatevi che la messa a fuoco sia impostata su manuale!

Le Impostazioni Da Utilizzare

Non esiste una ricetta unica per le impostazioni da usare (proprio questo è il bello della fotografia!). Ci sono però degli aspetti che è bene tenere in considerazione riguardo ciascuna impostazione. Generalmente le esposizioni lunghe richiedono tempo, per cui bisogna minimizzare il margine di errore ove possibile.

Per minimizzare il margine di errore, è bene scorrere e impostare tutte le regolazioni in anticipo. E’ importante non lasciare (ove possibile) nessuna impostazione in AUTO, per evitare che la macchina faccia delle scelte diverse da quelle desiderate, soprattutto considerando che si stanno sovrapponendo dei filtri e quindi alterando la percezione della luce.

In particolare:

  1. Lunghezza Focale: dipende dalla composizione e dalla creatività. Solitamente si usano focali tra i 15mm ed i 24mm su full frame, ma nulla impedisce di effettuare esposizioni lunghe con altre focali.
  2. Tempo di scatto: è l’aspetto più delicato. A volte sarà necessario partire da un tempo di scatto desiderato e calcolare residualmente le altre impostazioni, a volte invece avverrà il contrario. Di seguito verranno analizzate diverse modalità di calcolo.
  3. Diaframma / Apertura: ove possibile (a meno di voler ottenere effetti particolari / creativi) è bene impostare il diaframma tra f/8 e f/11 che sono le misure di diaframma ottimali per nitidezza per quasi tutti gli obiettivi. A volte non è possibile usare il diaframma voluto perché c’è troppa o troppo poca luce, per cui, se non si hanno filtri idonei per controllarla, si possono usare anche aperture diverse. Ciascun obiettivo si comporta diversamente, è bene conoscere le caratteristiche della propria lente in modo da selezionare un diaframma appropriato per non sacrificare troppo la qualità in termini di nitidezza. Chiaramente il diaframma va scelto anche per ottenere la desiderata profondità di campo.
  4. ISO: utilizzare ISO 100 (o inferiori se la vostra macchina lo consente) ove possibile. Purtroppo non sempre lo sarà (anche qui dipenderà dall’intensità di luce o dal tipo di filtri a disposizione), per cui anche questa regolazione andrà adattata in base alla situazione specifica. Tenere il valore di ISO molto basso aiuta a contenere il rumore, che nelle esposizioni lunghe aumenta con l’aumentare del tempo di scatto, a causa anche dell’incremento della temperatura del sensore (e quindi del rumore termico).
  5. Messa a fuoco: la messa a fuoco nelle esposizioni lunghe è fondamentale, certo lo è sempre… ma sbagliarla in una esposizione lunga richiede poi dover reimpostare tutto e magari perdere il momento giusto (a causa dei tempi lunghi necessari). Dividiamo questo punto in due casi:
    • Buona visibilità (luce diurna): usare la messa a fuoco automatica per mettere a fuoco il punto di interesse, poi bloccare la messa a fuoco (spostandola in manuale) prima di montare eventuali filtri.
    • Scarsa visibilità (luce notturna): in questo caso è molto più difficile… e la messa a fuoco manuale è l’unica soluzione. Si consiglia di usare il Live View (ove disponibile) con massimo ingrandimento per mettere a fuoco un dettaglio. In alcune situazioni può aiutare usare una torcia per illuminare un dettaglio da poter mettere a fuoco. Per i più tecnici, il consiglio è di usare l’iperfocale se si vuole tutto a fuoco.
  6. Bilanciamento del bianco: sarebbe bene usare un bilanciamento del bianco prescelto, per evitare che la macchina lo cambi tra uno scatto e l’altro quando si scatta in AUTO. Si consiglia di scattare in RAW per poter gestire il punto di bianco in fase di sviluppo. In condizioni estreme, potrebbe essere molto difficile recuperare un impostazione di bianco sbagliata.
  7. Blocco dello specchio: la maggior parte delle macchine fotografiche digitali ha questa funzione, serve per minimizzare i movimenti dello specchio quando si apre l’otturatore. Il consiglio è quello di verificare se la macchina ha questa funzione e procedere al blocco dello specchio prima di scattare LE. La maggior parte delle macchine solleva lo specchio quando si utilizza il Live View, per cui se si scatta in questa modalità, non sarà necessario sollevare manualmente lo specchio. Le mirrorless chiaramente non hanno questo problema.
  8. Timer di scatto: anche questa impostazione come la precedente serve a minimizzare i movimenti della macchina, è bene impostare il timer a 2 secondi, per evitare che la pressione manuale dell’otturatore provochi un movimento indesiderato della macchina. Anche con il telecomando il consiglio è quello di mantere tale intervallo, perché spesso quel tempo è necessario per appoggiare il telecomando da qualche parte (evitando di doverlo tenere tra le mani durante tutto il tempo di esposizione).
  9. Formato immagine: il formato migliore è il RAW, perché include una quantità di informazioni superiore rispetto al JPG. Scattando foto con esposizioni lunghe il sensore acquisirà anche una quantità maggiore di rumore (anche a ISO 100!), per cui è importante avere un’immagine che offra il massimo delle possibilità in fase di sviluppo.
  10. Riduzione rumore esposizione lunga: alcune macchine hanno questa funzione e per tempi molto lunghi potrebbe essere opportuno attivarla. E’ bene sottolineare che questa funzione procede ad effettuare in automatico un nuovo scatto (al termine dello scatto principale) ad otturatore chiuso per poter poi sottrarre il rumore termico allo scatto principale, ottenendo così uno scatto con meno rumore e meno hotpixels. Lo svantaggio è che per ogni scatto servirà il doppio del tempo. Ad esempio per foto da 1min serviranno due minuti: 1min per lo scatto principale e 1min per il dark frame (scatto necessario a ridurre il rumore termico del sensore).
  11. Chiusura dell’oculare o copertura del mirino: in caso di molta luce (soprattutto in direzione del mirino) è buona cosa coprire l’oculare per evitare infiltrazioni di luce. In alcuni casi infatti queste infiltrazioni di luce possono arrivare sul sensore, rovinando la foto. Alcune macchine hanno un pulsante dedicato, altre invece forniscono un accessorio apposito (spesso attaccato alla cinghia) che va inserito rimuovendo il gommino sul mirino.

Calcolo Del Tempo Di Scatto Senza Filtri

Solitamente l’esposimetro della macchina fotografica funziona bene quando si scatta in condizione di buone luce e senza filtri. Quindi basta affidarsi al tempo di scatto calcolato dalla macchina come punto di partenza. Nel caso in cui l’istogramma dello scatto non sia soddisfacente, si potranno eventualmente applicare le correzioni necessarie.

Nella fotografia con esposizione lunga, l’otturatore viene lasciato aperto per diversi secondi (in casi estremi diversi minuti) e calcolare in maniera corretta l’esposizione è fondamentale per evitare di perdere il momento buono (o semplicemente perdere molto tempo!).

Aggiungendo filtri il calcolo diventa sempre più complesso, anche perché con l’aumentare del tempo, aumenta anche la probabilità che la luce cambi mentre l’otturatore è aperto.

Ecco alcuni suggerimenti utili per il calcolo dei tempi di scatto.

Calcolo Del Tempo Di Scatto Con I Filtri

L’utilizzo di filtri a densità neutra (Neutral Density o ND) consente di aumentare notevolmente i tempi di scatto anche in condizioni di molta luce. Tali filtri si chiamano a densità neutra perché riducono la quantità di luce che arriva sul sensore, ma la riducono in maniera per l’appunto neutra, cercando di minimizzare l’alterazione di toni e colori. I filtri ND quindi consentono di effettuare LE anche in pieno giorno, cosa che sarebbe impossibile in condizioni normali perché non sarebbero disponibili delle combinazioni di Tempo, Apertura e ISO valide.

Quanto deve durare una esposizione lunga?

Premessa: NON ESISTE IL TEMPO IDEALE DI SCATTO.

La durata di un’esposizione lunga dipende da diversi fattori, dalla creatività e dal gusto, ecco qualche suggerimento a seconda del soggetto:

  • Onde del mare: tra 1/4s e 1s
  • Ruscelli e cascate: tra 1/8s e 2s
  • Laghi (effetto «congelamento» acqua): tra 5s e 30s
  • Mare (effetto «congelamento» acqua): tra 30s e 4m
  • Nuvole (effetto movimento, dipendente dal vento): tra 30s e 4m
  • Scie di auto: tra 30s e 4m (a seconda del traffico e dell’effetto)

I valori segnalati sono soltanto indicativi come suggerimento, a seconda delle condizioni è possibile che altri valori diano dei risultati migliori in termini artistici e di dinamismo.

E’ dunque fondamentale conoscere la modalità di calcolo del tempo di scatto corretto per ottenere l’effetto voluto.

Calcolo Base Del Tempo Di Scatto

  • Il calcolo di base va fatto senza aver montato il filtro!
  • Impostare la modalità di scatto AV (priorità di diaframmi)
  • Scegliere l’apertura di diaframma desiderata: tendenzialmente tra f/8 e f/11 (come specificato più sopra)
  • Scegliere la sensibilità ISO: tendenzialmente ISO 100 (come specificato più sopra)
  • Fare uno scatto di prova e controllare il tempo di scatto calcolato in automatico dalla macchina grazie al proprio esposimetro e annotarlo

Il valore del tempo di scatto di base è fondamentale, perché serve per il calcolo del tempo effettivo di scatto quando vengono aggiunti i filtri.

Ecco qualche tabella di supporto per il calcolo del tempo di scatto con i filtri a densità neutra.

Tabella 1: Calcolo tempi di scatto per diversi valori di f/stop - Filtri A Densità Neutra

Tabella 1: Calcolo tempi di scatto per diversi valori di f/stop – Filtri A Densità Neutra

Tabella 2: Relazione tempi e diaframmi - Filtri A Densità Neutra

Tabella 2: Relazione tempi e diaframmi – Filtri A Densità Neutra

 

Tabella 3: Densità dei vari filtri - Filtri A Densità Neutra

Tabella 3: Densità dei vari filtri – Filtri A Densità Neutra

Tabella 4: Tempi di scatto per i filtri a densità neutra più diffusi

Tabella 4: Tempi di scatto per i filtri a densità neutra più diffusi

La Tabella 1 consente di accoppiare velocemente per ciascun tempo di scatto il nuovo tempo con gli f/stop sottratti dai filtri.

La Tabella 2 è più complessa ma fornisce una visione alternativa di tempi e diaframmi in funzione degli EV.

Alternativamente potrete utilizzare questo tool sviluppato appositamente per il calcolo del tempo di esposizione: Long Exposure Calculation

Per maggiorni informazioni sui filtri ND è possibile fare riferimento a questo articolo: Filtri A Densità Neutra

Come veloce riferimento queste sono semplici regole:

  • ND8 => Tempo di scatto in secondi moltiplicato per 8, il che vuol dire -3 f/stop. 8 è l’equivalente di 2 elevato alla terza (2^3), dove 3 sono per l’appunto f/stop.
  • ND64 => Tempo di scatto in secondi moltiplicato per 64, il che vuol dire -6 f/stop. 64 è l’equivalente di 2 elevato alla sesta (2^6), dove 6 sono per l’appunto f/stop.
  • ND1024 => Tempo di scatto in secondi moltiplicato per 1024, il che vuol dire -10 f/stop. 1024 è l’equivalente di 2 elevato alla decima (2^10), dove 10 sono per l’appunto f/stop.

I filtri a densità neutra possono anche essere sovrapposti, ed in quel caso gli f/stop si sommano, da cui si ricava che i tempi invece si moltiplicano.

Alcuni esempi pratici:

  • L’esposimetro rileva un tempo di scatto pari a 1/125s: con un filtro ND8 il tempo di scatto diventa 1/15s, mentre con un filtro ND64 il tempo di scatto in automatico diventa 1/2s (mezzo secondo).
  • L’esposimetro rileva un tempo di scatto pari a 1/15s: con un filtro ND8 il tempo di scatto diventa 1/2s, mentre con un filtro ND64 il tempo di scatto in automatico diventa 4s.
  • L’esposimetro rileva un tempo di scatto pari a 1/250s: con un filtro ND8 + un filtro ND64 si ottiene una riduzione complessiva di luce di 9 f/stop, per cui dalla tabella risulta che il nuovo tempo da impostare diventa 2s.

Per chi ha la passione della matematica il calcolo è molto semplice: ogni f/stop di luce sottratto equivale a dover raddoppiare il tempo di scatto (regola delle potenze del 2).

Arrivati a questo punto, se il calcolo di base dell’esposizione si avvicina all’intervallo desiderato, baserà impostare la macchina su modalità manuale (M) ed impostare tutti i parametri e scattare (ricontrollando i vari passi elencati più su!). Altrimenti sarà probabilmente necessario un calcolo più complesso.

Calcolo Avanzato Del Tempo Di Scatto

In alcuni casi il tempo determinato con il calcolo di base fornisce un tempo di scatto molto diverso da quello desiderato. In questo caso sarà necessario correggere tale calcolo intervenendo sulle altre variabili che determinano l’esposizione: Apertura / Diaframma e ISO.

Le regole di base sono sempre le stesse:

  • ISO: la scala degli ISO segue le potenze del due. Ecco gli incrementi “interi” di ISO: 50, 100, 200, 400, 800, 1600, 3200, 6400, etc. (basta continuare a moltiplicare per 2). Ad esempio per poter dimezzare il tempo di scatto mantenendo un’esposizione corretta, sarà necessario raddoppiare gli ISO. Se nello scatto di base gli ISO erano impostati a 100 per un tempo di 1m, basterà aumentare gli ISO a 200 per avere un tempo di 30s.
  • Apertura / Diaframma: la scala dei diaframmi segue le potenze della radice di 2. Ecco gli intervalli “interi” di diaframma: 1.0, 1.4, 2.0, 2.8, 4.0, 5.7, 8.0, 11.3, 16.0, 22.6, 32.0, etc. (basta continuare a moltiplicare per radice quadrata di 2). Ad esempio per poter dimezzare il tempo di scatto mantenendo un’esposizione corretta, sarà necessario aprire il diaframma di un f/stop, ovvero ridurlo di radice di due. Se nello scatto di base il diaframma era impostato a f/8 per un tempo di 1m, basterà aprire il diaframma fino a f/5.6 per avere un tempo di 30s.

Nella Tabella 1 ci sono i riferimenti per i vari incrementi di f/stop a seconda dei livelli di apertura e ISO.

Solitamente è bene avere a disposizione filtri di diversa densità, per poter cambiare il tempo di esposizione cercando sempre di mantenere ISO tra 50 e 100 e diaframma tra f/8 e f/11. Ove ciò non sia possibile, sarà necessario ricalcolare la combinazione di parametri che più si avvicina al tempo di scatto desiderato.

Soprattutto le prime volte sarà necessario fare diversi calcoli e tentativi prima di trovare il tempo ideale di scatto. La fotografia richiede pazienza. Le esposizione lunghe ne richiedono di più!

Sono disponibili diverse applicazioni per il calcolo dei tempi di scatto corretti.

 

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Ecco qualche scatto di esempio:

le_como_lago

le_norway_alta_camping

le_paris_arc_de_triomphe

le_latina_lago_dei_monaci

le_latina_rio_martino

le_latina_rio_martino_alt

le_latina_rio_martino_dock

 

Altri link interessanti su Digital Photography School:

Step By Step Guide To Long Exposure Photography by Francesco Gola

10 Common Mistakes In Long Exposure Photography by Francesco Gola

Attrezzatura Per Esposizioni Lunghe

Filtri A Densità Neutra

Ho pensato di preparare questa guida sui filtri a densità neutra perché adoro la fotografia di paesaggio ed in particolare la tecnica di esposizione lunga. Grazie all’utilizzo di tempi lunghi, in alcuni casi si riesce a conferire dinamicità alle scene. Fino a qualche anno fa i filtri a densità neutra non erano molto diffusi, ma oggi vengono comunemente utilizzati da un numero di fotografi sempre maggiore.

Filtri A Densità Neutra

I filtri a densità neutra o neutral density (dall’inglese) o ND, sono dei filtri fotografici che consentono di aumentare il tempo di esposizione in fase di scatto o semplicemente di compensare zone con diversa esposizione (nel caso dei filtri ND graduati).

Nella maggior parte dei casi questi filtri vanno posizionati davanti la lente frontale, ma ci sono anche dei filtri che possono essere posizionati nella parte posteriore degli obiettivi.

I filtri ND possono essere circolari a vite oppure a lastra. Nel caso di filtri a lastra, è necessario un supporto portafiltri (dall’inglese holder) per poter montare i filtri davanti la lente. Anche se un paio di amici fotografi preferiscono utilizzare il nastro isolante nero anziché un portafiltri!

Inoltre possono essere interamente con la stessa densità, oppure possono essere graduati sia progressivamente che in maniera netta o anche con gradazione invertita (reverse, più adatti per albe e tramonti).

Intensità E Densità Dei Filtri

I filtri a densità neutra (ND) hanno questo nome perché filtrano la luce grazie ad una maggiore densità del filtro, questa densità però è di tipo neutrale, ossia non aggiunge (o almeno non dovrebbe aggiungere) dominanti cromatiche (in pratica non dovrebbe alterare i colori).

Esistono diverse filtri ND di diversa densità e comunemente vengono utilizzate tre diverse misure di riferimento:

  • La densità vera e propria: solitamente un valore di 0.3 equivale ad uno stop di luce
  • Il fattore moltiplicativo: esprime per quale fattore bisogna moltiplicare l’esposizione di base senza filtro per ottenere una foto esposta allo stesso modo
  • Il numero di stop di luce

Purtroppo non sempre la densità è tarata a dovere (soprattutto per i filtri non rivestiti o non “multi coated”) ed i valori di riferimento possono offrire indicazioni non precisissime. Per questo è buona norma fare dei test appena si acquista un filtro per capire se la taratura è corretta o meno, soprattutto per quei filtri a densità molto elevate (sopra i 6 stop di luce).

Fino a qualche anno fa in rete si faceva molta fatica a trovare dei riferimenti validi sui filtri ND, oggi sicuramente non è più così perché si sono molto diffusi e se ne trovano sempre più modelli. L’idea di fare questa mini guida è nata proprio dalle difficoltà che incontrai qualche anno fa quando decisi di comprare il mio primo filtro ND… da quel momento per me si è aperto un nuovo mondo e ne ho testati di almeno 10 marchi diversi.

Cerchiamo di spiegare cos’è il fattore moltiplicativo che è associato praticamente a tutti i filtri ND.

La teoria fotografica spiega che gli f/stop (o più semplicemente stop) sono l’unità di misura convenzionale per misurare l’intensità di luce assorbita dal sensore/pellicola: partendo da un valore di riferimento, si definisce 1 stop di luce una quantità di luce doppia (o dimezzata, nel caso in cui volessimo ridurre la luce) rispetto al valore di partenza. Per ogni combinazione di variabili di base (tempo, diaframma, ISO) esistono delle regole per modificare i singoli valori in termini di f/stop.

Per ciascuna variabile la relazione è la seguente (chiedo scusa per chi conosce già alla perfezione queste regole, ma un ripasso per i meno esperti può essere utile):

  • Diaframma: il concetto di f/stop è nato proprio dalla teoria matematica sul diaframma. Si tratta di una misura “adimensionale” ossia relativa/confrontabile che consente di misurare l’intensità di luce che arriva al sensore senza dipendere dalla lunghezza focale o dalla marca dell’obiettivo. Da questa formulazione matematica f/stop non è altro che il rapporto tra lunghezza focale ed il diametro di apertura del diaframma (da cui entra la luce). La regola vuole che gli f/stop si incrementino in termini di radice quadrata di 2. Per questo la sequenza di aperture di diaframma che corrispondono agli f/stop “interi” sono le seguenti (fino a f/22): 1, 1.4, 2, 2.8, 4, 5.6, 8, 11, 16, 22, ecc.
  • ISO: i valori “interi” di ISO partono tendenzialmente da 100 (alcune macchine hanno anche 50) e raddoppiando si ottiene l’aumento di 1 f/stop equivalente. Così se stiamo scattando ad ISO 100 e vogliamo aumentare di 2 f/stop l’esposizione senza cambiare Tempo e Diaframma, dovremmo aumentare gli ISO a 400 (100 x 2 x 2). Questi sono i valori di riferimento “interi” di ISO fino a 12800: 50, 100, 200, 400, 800, 1600, 3200, 6400, 12800. Come vedete incrementano sempre raddoppiando.
  • Tempo di esposizione: prendendo come riferimento 1sec (un secondo), l’equivalenza rispetto agli f/stop vale con la stessa regola degli ISO, ossia moltiplicando (o dividendo) per 2 si ottiene l’aumento (o la diminuzione) della quantità di luce equivalente ad un f/stop. Sempre per fare degli esempi, se stiamo scattando ad 1sec e vogliamo aumentare di 2 f/stop l’esposizione senza intervenire su ISO e Diaframma, dovrò cambiare il tempo di scatto a 4sec (1sec x 2 x 2). Viceversa, se volessi ridurre l’esposizione di 3 f/stop, dovrei scattare a 1sec/8 (1sec / 2 / 2 / 2).

Per comodità allego alcune tabelle di riferimento che ho preparato.

Tabella 1: Calcolo tempi di scatto per diversi valori di f/stop - Filtri A Densità Neutra

Tabella 1: Calcolo tempi di scatto per diversi valori di f/stop – Filtri A Densità Neutra

Tabella 2: Relazione tempi e diaframmi - Filtri A Densità Neutra

Tabella 2: Relazione tempi e diaframmi – Filtri A Densità Neutra

Tabella 3: Densità dei vari filtri - Filtri A Densità Neutra

Tabella 3: Densità dei vari filtri – Filtri A Densità Neutra

Tabella 4: Tempi di scatto per i filtri a densità neutra più diffusi

Tabella 4: Tempi di scatto per i filtri a densità neutra più diffusi

Tornando finalmente ai filtri ND (scusate ma era dovuto questo ripasso), la convenzione vuole che l’intensità dei filtri ND si misuri in termini di fattore moltiplicativo del tempo di esposizione. Per questo motivo troverete quasi sempre un numero di riferimento di questo tipo: ND8, ND64, ND1000. Come si usano questi numeri? Molto semplice… basta prendere come riferimento il tempo di scatto senza filtro per come volete esporre e moltiplicarlo per questo fattore. Così ad esempio, se avessimo un filtro ND8 e senza filtro il mio tempo di esposizione è 1sec, applicando il filtro il mio tempo diventerebbe 8sec. Perché usare questa metodologia di calcolo e non invece affidarsi all’esposimetro della nostra macchina? Semplice, perché all’aumentare della densità del filtro, o comunque al diminuire della luce, la macchina fa molta fatica a rilevare correttamente l’esposizione… è molto più veloce e affidabile usare questo tipo di calcolo (sempre che il vostro filtro ND sia tarato correttamente).

Ecco una lista dei fattori moltiplicativi dei filtri ND più comuni che si trovano in commercio:

  • ND0.3 o ND2 (-1 f/stop): questo filtro è molto lieve, viene usato molto raramente. Per calcolare il tempo di scatto, basterà moltiplicare l’esposizione di base senza filtro per 2 (2^1 = 2).
  • ND0.6 o ND4 (-2 f/stop): come il filtro precedente anche questo è piuttosto lieve e raramente usato. Per calcolare il tempo di scatto, basterà moltiplicare l’esposizione di base senza filtro per 4 (2^2 = 4).
  • ND0.9 o ND8 (-3 f/stop): probabilmente i filtri ND8 sono tra i più comuni in commercio, perché sono un ottimo compromesso tra tempi, nitidezza e assenza di dominanti cromatiche. Questi filtri sono molto utilizzati nei crepuscoli o con cielo nuvoloso. Per calcolare il tempo di scatto, basterà moltiplicare l’esposizione di base senza filtro per 8 (2^3 = 8).
  • ND1.2 o ND16 (-4 f/stop): intensità medio/bassa, filtro raramente utilizzato. Per calcolare il tempo di scatto, basterà moltiplicare l’esposizione di base senza filtro per 16 (2^4 = 16).
  • ND1.8 o ND64 (-6 f/stop): filtro di intensità media, uno dei filtri più utilizzati da chi ama le esposizioni lunghe. Solitamente viene utilizzato a ridosso di alba o tramonto per avere esposizioni tra gli 8sec e i 2min (a seconda delle impostazioni). Per calcolare il tempo di scatto, basterà moltiplicare l’esposizione di base senza filtro per 64 (2^6 = 64).
  • ND3.0 o ND1000 (-10 f/stop): il filtro probabilmente più amato da chi adora le esposizioni lunghe, perché consente di utilizzare tempi lunghi anche in pieno giorno. Assieme ai filtri ND8 e ND64, è uno dei filtri più diffusi e solitamente costituiscono (tutti e 3) il kit base per chi fa fotografia di paesaggio ed ha spesso bisogno di variare il tempo di esposizione senza compromettere diaframmi e ISO. Per calcolare il tempo di scatto, basterà moltiplicare l’esposizione di base senza filtro per 1024 (2^10 = 1024). Per comodità il fattore è stato arrotondato a 1000, ma il valore corretto è 1024.

I filtri ND si possono anche sovrapporre per moltiplicare l’effetto, per cui se ad esempio sovrapponessimo un filtro ND8 su un filtro ND4, otterremo l’equivalente di un filtro ND32 (8 x 4 = 32)… insomma, bisogna imparare a memoria le potenze del 2.

Varie tipologie di filtri

Filtro ND Circolare

Probabilmente i filtri ND di tipo circolare sono quelli più diffusi anche se recentemente i filtri a lastra stranno prendendo il sopravvento. I filtri di tipo circolare hanno una filettatura e si avvitano direttamente sulla parte frontale degli obiettivi. Per questo motivo è opportuno scegliere filtri che abbiano un diametro compatibile con le lenti a disposizione. Se si dispone di più lenti con diametri diversi, è consigliabile acquistare un sistema a lastre, oppure comprare i filtri circolari con il diametro della lente più grande e poi acquistare a parte degli adattatori per poterli montare anche sulle lenti più piccole.

Ecco i 3 filtri più diffusi come densità: ND0.9, ND1.8 e ND3.0

Haida ND0.9 PRO II

Haida ND0.9 PRO II

Haida ND1.8 PRO II

Haida ND1.8 PRO II

Haida ND3.0 PRO II

Haida ND3.0 PRO II

Filtro Graduato A Lastra

Ci sono alcune lenti sulle quali non è possibile montare filtri a vite, perché hanno la parte frontale a “bulbo” (tipicamente si tratta di lenti ultragrandangolari o fisheye), in questo caso è necessario dotarsi di filtri specifici per tali lenti che possono essere sia frontali che posteriori (vanno montati tra il sensore e l’attacco della lente).

Non solo… i filtri a lastra vengono scelti anche per la loro maggiore qualità (in media) e per la loro flessibilità, perché basta acquistare un diverso anello adattatore per il portafiltri e possono essere utilizzati su qualunque lente con filettatura. Per le lenti a bulbo i portafiltri sono specifici (tranne casi eccezionali), ma in alcuni casi esistono convertitori per poterli montare anche tramite la filettatura.

Esistono diverse tipologie di filtri a lastra:

  • Filtri a densità neutra (ND)
  • Filtri a densità neutra graduata con gradazione morbida (GND Soft)
  • Filtri a densità neutra graduata con gradazione media (GND Medium)
  • Filtri a densità neutra graduata con gradazione dura (GND Hard)
  • Filtri a densità neutra graduata con gradazione invertita (GND Reverse)
Diverse Gradazioni Dei Filtri

Diverse Gradazioni Dei Filtri

Ecco qualche esempio dei filtri graduati a lastra più diffusi:

Haida ND3.0 100mm

Haida ND3.0 100mm

Haida ND1.8 100mm

Haida ND1.8 100mm

Haida ND0.9 100mm

Haida ND0.9 100mm

Haida ND0.3 100mm

Haida ND0.3 100mm

Haida GND Soft 100mm

Haida GND Soft 100mm

Haida GND1.2 Soft 100mm

Haida GND1.2 Soft 100mm

Haida GND0.9 Soft 100mm

Haida GND0.9 Soft 100mm

Haida GND0.6 Soft 100mm

Haida GND0.6 Soft 100mm

Haida GND0.6 Reverse 100mm

Haida GND0.6 Reverse 100mm

Haida GND1.2 Hard 100mm

Haida GND1.2 Hard 100mm

Haida GND0.9 Hard 100mm

Haida GND0.9 Hard 100mm

Haida GND0.6 Hard 100mm

Haida GND0.6 Hard 100mm

Haida GND0.3 Hard 100mm

Haida GND0.3 Hard 100mm

 

Portafiltri / Holder

Per poter montare i filtri a lastra è necessario un portafiltri, ne esistono di diverse marche e tipo.

Alcune immagini dimostrative:

Haida Holder 100Pro vs Haida Holder 100

Haida Holder 100Pro vs Haida Holder 100

Haida Holder 100Pro

Haida Holder 100Pro

NiSi Holder v5Pro

NiSi Holder v5Pro

Per eventuali approfondimenti sui portafiltri si rimanda ad altri articoli:

Haida Holder 100-Pro Series

NiSi V5 Holder Setup

 

Varie Marche Di Filtri

Queste sono alcune marche che producono filtri ND tra i più conosciuti (ovviamente ce ne sono molti altri):

  • B+W / Schneider Optics : di questa marca ho utilizzato lo storico ND110 (che in realtà è un ND1000) per un paio d’anni, ed ha una dominante cromatica magenta/marrone. Per molti anni è stato il filtro ND più diffuso, perché nessuna altra marca produceva un filtro di tale densità di pari qualità.
  • Breaktrhough: nessuna esperienza d’uso.
  • Cokin: li ho provati all’inizio, ma non mi hanno convinto principalmente per le dominante cromatiche e la resina almeno apparentemente di bassa qualità.
  • Formatt-Hitech / Lucroit: provati solo ad eventi fotografici, nessuna esperienza d’uso continuativa.
  • Haida: sono i filtri che ho usato di più in assoluto per l’ottimo rapporto qualità/prezzo, ho provato sia le versioni NanoPro che PRO II MC che le versioni di base a vite, ma anche le versioni a lastra, sia i primi usciti che la versione NanoPro MC. Soprattutto le ultime versioni non hanno alcuna marcata dominante cromatica (nelle precedenti era presente una lieve dominante magenta).
  • Heliopan: marchio molto conosciuto per filtri CPL, ma che produce anche filtri a densità neutra.
  • Hoya: una delle marche più diffuse fino a qualche anno fa, ho provato l’ND400 a vite per qualche mese, ma non mi ha soddisfatto per niente, ha una dominante cromatica blu/verde piuttosto accentuata.
  • Kase: marchio recente, che però non li ho mai provati personalmente.
  • Kood: marca che produce filtri piuttosto economici.
  • Lee: per anni Lee è stato il marchio più diffuso tra i fotografi di paesaggio, grazie al famosissimo Lee Big Stopper (formato a lastra), da molti ritenuto il migliore fino a qualche anno fa, data la sua forte dominante cromatica blu, negli ultimi anni altri marchi hanno guadagnato quote di mercato producendo filtri con minori dominanti.
  • NiSi: marchio di nascita recente, ma di qualità veramente eccezionale sia in termini di vignettatura che di dominanti cromatiche.
  • Singh-Ray: provati solo ad eventi fotografici, nessuna esperienza d’uso continuativa.
  • SRB-Griturn
  • Tiffen: marchio piuttosto conosciuto, produce filtri da molti anni, ho potuto provare soltanto filtri UV (veramente di qualità eccezionale), ma mai filtri ND.
  • Wine Country: marchio piuttosto recente, provato ad un recente Photokina, l’holder sembra di ottima qualità

Ho provato anche dei filtri senza marca di tipo ND8, però onestamente non mi hanno molto entusiasmato… sono l’ideale perché si trovano su eBay a 15 euro spese di spedizione incluse, ma hanno forte dominante cromatica anche essendo solo ND8.

Per chi cerca un kit con un buon rapporto qualità/prezzo e non vuole spendere molto per iniziare, consiglio Haida:
Kit 3 filtri Haida ND8, ND64 e ND100 versione PRO II su eBay (diametro 77mm)

Esistono anche in commercio dei filtri con gradazione regolabile… vi prego… fatelo per il vostro bene, non cascate in questa trappola… li vendono per regolabili tra ND2 e ND400, ma a parte il fatto che non si capisce mai come impostare l’esposizione e va fatto a mano… già dopo ND8 circa si cominciano a vedere delle macchie nelle foto perché il filtro non “filtra” (scusate il gioco di parole) bene la luce… insomma, rischiate di rovinare il sensore, per cui evitateli. Se li comprate perché attratti dal basso prezzo… io vi avevo avvisato!

Concludo l’articolo citando anche le famose lastre per saldatura: conosco molti che con pochi euro sono riusciti a farsi un filtro con queste lastre. Tentar non nuoce… ma ricordatevi in questo caso di fissare tale lastra con il nastro isolante sulla lente, prestando attenzione a non lasciare fessure. L’unico inconveniente è che se prendete quelle a tonalità verde, sarà quasi impossibile rimuovere la dominante cromatica in fase di sviluppo… mentre se trovate dei vetri a densità quasi neutra siete fortunati. Chiaramente questa “pratica” non viene ormai più usata, data la facile reperibilità di filtri di ottima qualità a prezzi accettabili… ma qualche anno fa vi assicuro che in molti ne hanno fatto ricorso. :-)

Confronto Tra Diversi Filtri

Un po’ di tempo fa ho effettuato un confronto tra diversi filtri a densità neutra di diverse marche, trovate l’articolo in inglese a questo link: Lee, NiSi And Haida Neutral Density Filters: Tests On Color Cast, Calibration And Vignetting

 

Manarola - Cinque Terre

Photo Editing Workflow: Landscape Adventure Photoshop Actions

My typical digital photo editing workflow starts in Adobe Lightroom where I perform 95% of the work and then in Adobe Photoshop I deal with special situations and finishing touches.

Recently I had the opportunity to test Landscape Adventure Photoshop Actions from Sleeklens and I was impressed. These presets offer a lot of interesting possibilities while developing images. Usually I’m not a big fan of Photoshop Actions, because they don’t work fine for all images, but there are some exceptions for those actions which are generic, such those adding contrasts or slightly alter tones.

Sleeklens Landscape Adventure Photoshop Actions

Sleeklens package has been created with the goal to keep your photo editing workflow  flexible and modular. All actions are well organized based on their goal:

  1. EXPOSURE: overall exposure adjustments on lights and shadows
  2. BASE: some basic adjustments for dynamic range, contrast, clarity and basic toning
  3. TONE: toning actions working on specific colors and overall mood
  4. ALL IN ONE: set of actions created to apply a set of edits based on specific situation/goals like sunrise, sunset, twilight hours, black and white
  5. ENHANCE: specific tools to enhance details, sky or tones
  6. SPECIALITY: special effects to be applied on the image, like flare, grain or sort of “dreaming” effect
  7. TEMPERATURE: warm and cool toning
  8. WEB FILE PREPARATION: automatic exporting actions for social channels and sharing

I have used those actions in my photo editing workflow to test them and I must admit that some of the actions really speed up image editing. Most of actions needs to be further adjusted, but that’s where the power is: if they were “static”, they wouldn’t have been so flexible.

My favourite actions are Sky Enhancer (in the ENHANCE section) and Dreamy Landscape (in the SPECIALTY section), I usually adjust them a bit to suit my taste (Dreamy Landscape I only apply at no more than 20%), but I really like the overall effect.

Some of the actions you may apply by using Luminosity Masks to be more precise in your editing approach.

Lightroom Preset

In case you prefer to keep your workflow only in Lightroom, Sleeklens offers also different sets of Sleeklens Lightroom Presets.

Some Demo Images

Here you will find a couple of images I finalized by using Landscape Adventure Photoshop Actions.

 

Milano - Duomo - Natale

Milano – Duomo – Natale

Manarola - Cinque Terre

Manarola – Cinque Terre

Haida Holder Global View

Haida Holder 100-Pro Series

Haida Holder 100-Pro Series

Haida ha rilasciato da poche settimane il nuovo holder della serie 100: Haida Holder 100-Pro Series. Ecco il link sul sito ufficiale: Portafiltri Haida 100-Pro Series. Le novità sono molte rispetto alla versione precedente, quindi non si tratta di un semplice aggiornamento, ma di una nuova edizione ridisegnata da zero. Analizziamo insieme le caratteristiche e le novità.

Cosa c’è nella confezione

Il nuovo Holder Haida 100-PRO Series in alluminio, si presenta in una confezione molto sobria di colore bianco (non bianco puro) senza troppi fronzoli e con la sola foto del portafiltri. La scatola è solida e l’holder si trova in una custodia morbida al suo interno.

Haida Holder Box

Haida Holder Box

Una volta aperta la confezione al suo interno possiamo trovare i diversi componenti dell’holder:

  • Holder parte frontale (con due guide già montate) con guarnizione per prevenire le infiltrazioni di luce
  • Holder parte posteriore con filettatura interna per il montaggio del polarizzatore
  • Viti di fissaggio e di rotazione del polarizzatore
  • Guide aggiuntive (con relative viti) per poter inserire 3 diversi filtri
  • Guarnizioni di ricambio

La qualità de nuovo portafiltri si percepisce immediatamente: materiale piacevole al tatto, alluminio opacizzato, guarnizioni ben installate e posizionate. Insomma, si ha subito l’impressione di avere a che fare con un portafiltri professionale.

Per poter montare il portafiltri sulla lente è necessario un adattatore che però (unica pecca della casa madre) non è incluso nella scatola dell’holder, ma bisogna acquistarlo a parte a seconda del diametro di cui si ha bisogno. Sono disponibili diversi diametri, quelli più utilizzati.

Il nuovo portafiltri offre la possibilità di montare al suo interno un apposito filtro polarizzatore, in modo che questo si collochi tra la parte frontale della lente e la prima guida di filtri a lastra. Il polarizzatore va acquistato separatamente, anche perché non tutti potrebbero averne bisogno.

Ecco una vista delle 3 confezioni di holder, filtro polarizzatore e anello adattatore da 82mm.

Haida Holder Boxes

Haida Holder + NanoPro Circular Polarizing Filter (CPL) + 82mm Adapter Ring

Caratteristiche

Il portafiltri si compone di 3 elementi, si arriva a 4 se aggiungiamo il filtro polarizzatore:

  1. Parte frontale con guide per l’inserimento dei filtri
  2. Parte posteriore con anello girevole che consente l’inserimento del filtro polarizzatore circolare
  3. Filtro polarizzatore circolare o CPL(opzionale)
  4. Anello adattatore che consente di collegare il portafiltri alla lente
Haida Holder + CPL

Haida Holder: parte frontale, parte posteriore e filtro polarizzatore

Le principali caratteristiche del portafiltri sono:

  • Materiale: alluminio
  • Filtri compatibili: filtri da 100mm di larghezza (filtri ND quadrati 100×100 e filtri graduati 100×150)
  • Spessore filtri: l’holder supporta filtri di spessore 2.0mm
  • Protezione dalle infiltrazioni di luce: l’intero portafiltri è di materiale opaco con pochissima riflettenza, inoltre è presente una guarnizione intorno al portafiltri (vicino alla prima guida) in modo da impedire infiltrazioni di luce laterale o posteriore
  • Numero filtri: è possibile inserire fino a 3 filtri a lastra (montando la guida aggiuntiva disponibile nella confezione) senza vignettatura su focali da 16mm in su (potrebbero esserci delle eccezioni su alcune lenti con la filettatura frontale particolarmente sporgente)
  • Anello adattatore: grazie alla disponibilità di diverse misure di anelli adattatori, è possibile montare il portafiltri sulla quasi totalità delle lenti in commercio (lenti dotate di filettatura frontale da: 49mm, 52mm, 55mm, 58mm, 62mm, 67mm, 72mm, 77mm, 82mm)
  • Filettatura interna: grazie alla presenza di una filettatura interna tra la parte posteriore e la parte frontale, è possibile montare un filtro (solitamente polarizzatore) che si va a collocare tra la lente e la prima lastra inserita nelle guide
  • Guide: il portafiltri è dotato di guide molto morbide che rendono agevole e fluido l’inserimento delle lastre, ma che allo stesso tempo bloccano i filtri inseriti in maniera stabile (filtri di spessore 2.0mm)
  • Anello di rotazione: il filtro polarizzatore può essere regolato agevolmente grazie alla vite presente sull’anello di rotazione

Montaggio

Il montaggio del portafiltri è piuttosto veloce, anche se richiede un minimo di pratica per le prime volte.

Questa è la mia sequenza consigliata:

  1. Avvitare l’anello adattatore sull’obiettivo
  2. Nel caso in cui si voglia utilizzare il filtro polarizzatore, avvitarlo sulla parte posteriore del portafiltri (passo opzionale, solo se il filtro CPL è necessario)
  3. Avvitare la parte posteriore dell’holder sull’anello adattatore
  4. Agganciare la parte frontale dell’holder sulla parte posteriore, facendo combaciare le frecce guida
  5. Inserire i filtri a lastra necessari

Sicuramente le prime volte l’intero procedimento potrà sembrare macchinoso. Il consiglio è quello di fare un po’ di pratica in casa prima di utilizzare il portafiltri sul campo.

Haida Holder Adapter Ring

Anello adattatore

Haida Holder Back Part

Holder parte posteriore

Haida Holder Filter Guides

Holder parte frontale

Haida Holder Arrows

Montaggio passo 4: allineamento frecce guida

Utilizzo sul campo

Una volta montato il portafiltri sulla lente, è necessario regolare il polarizzatore (se montato) e inserire le lastre nelle guide.

Ecco qualche consiglio generico:

  • Prima di inserire qualunque filtro nelle guide, è bene accertarsi che l’holder sia ben collegato e l’anello adattatore avvitato in maniera corretta. Potrebbe accadere che la filettatura non sia ben allineata e nonostante l’impressione che il portafiltri sia avvitato correttamente, potrebbe bastare un movimento brusco della fotocamera per farlo sganciare e cadere. Dopo l’avvitamento, verificare che l’holder sia stabilmente collegato alla lente.
  • Nel caso in cui si vogliano utilizzare dei filtri a densità molto elevata, è bene assicurarsi tramite il Live View che la composizione e la messa a fuoco siano stati effettuati correttamente e il cavalletto sia stabile.
  • La regolazione del filtro polarizzatore va fatta prima di inserire le lastre, in modo da poterla effettuare con maggiore precisione. La posizione della vite di regolazione aiuta anche visivamente a controllare il posizionamento del filtro.
  • Il portafiltri è dotato di guarnizione contro le infiltrazioni di luce: nel caso il primo filtro da inserire abbia una guarnizione, sarà necessario inserirlo nelle guide con la guarnizione verso l’esterno. La presenza di guarnizioni già sul portafiltri, assicura la massima compatibilità anche con i filtri di altre marche (alcune marche utilizzano guarnizioni specifiche per i propri holder e non compatibili con tutti i portafiltri sul mercato).
  • Utilizzare la vite di bloccaggio del portafiltri per evitare oscillazioni dell’holder.
  • Rimuovere il portafiltri e la macchina fotografica prima di spostare il cavalletto (evitare di trasportare tutto insieme quando si cambia posizione).
  • I filtri con densità più elevata sono quelli a dover essere inseriti per primi nell’holder (devono quindi trovarsi più vicini alla lente).

Confronto con la vecchia versione

Haida Holder Comparison

Haida Holder: nuova e vecchia versione

Rispetto alla vecchia versione sono evidenti alcuni miglioramenti:

  • La possibilità di integrare e regolare un polarizzatore è sicuramente la caratteristica che i fotografi di paesaggio apprezzeranno di più. Anche il vecchio holder era dotato di una filettatura interna per il polarizzatore, ma non consentiva un’agevole regolazione.
  • La presenza di una guarnizione che previene le infiltrazioni di luce laterale e posteriore. Con il vecchio holder utilizzando alcuni filtri di altre marche (con guarnizione non sufficientemente ampia) si avevano dei riflessi di luce sulle lastre (e sulle foto).
  • Maggior cura e dettaglio dei particolari.

Conclusioni

In conclusione, il nuovo Holder 100-Pro Series è un portafiltri assolutamente consigliato per i fotografi di paesaggio. La possibilità di integrare nell’holder il filtro polarizzatore colma finalmente il gap con i portafiltri di altre marche. La cura costruttiva e l’attenzione ai dettagli, fanno di quest’holder uno dei migliori presenti in commercio.

Le innovazioni rispetto alla versione precedente sono evidenti, l’upgrade è consigliato soprattutto per chi usa frequentemente il filtro polarizzatore.

L’unico punto di attenzione è l’assenza di una selezione di adattatori già nella confezione dell’holder, così come fanno altre marche.

Da poco è disponibile su Facebook anche la pagina Haida Filters Italia per restare aggiornati sulle novità di Haida.

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Maschere Di Luminosità

Maschere Di Luminosità: Definizione

Le Maschere Di Luminosità o Luminosity Masks (anche se più propriamente bisognerebbe parlare di Selezioni Di Luminosità), consistono in un un insieme di pixel che vengono selezionati in base a regole legate al valore di luminosità dei pixel stessi.

Tra gli strumenti di Sviluppo Fotografico Digitale sul mercato, sicuramente Adobe Photoshop è quello più diffuso ed utilizzato. Nel seguito dell’articolo si farà riferimento a Photoshop per gli esempi sulla creazione di selezioni e maschere, e verrà dato per scontato il suo funzionamento di base (soprattutto riguardo selezioni, maschere e regolazioni).

Uno dei primi e più completi articoli riguardo le maschere di luminosità, è stato pubblicato da Tony Kuyper sul suo sito: Luminosity Masks

Le maschere di luminosità per costruzione contengono solo informazioni sulla luminosità dei pixel e di fatto vengono rappresentate come delle immagini in scala di grigi: le zone chiare rappresentano le aree selezionate, mentre zone scure rappresentano le aree scartate.

Le maschere di luminosità vengono create allo scopo di intervenire localmente nello sviluppo fotografico digitale per applicare regolazioni in maniera precisa: in genere curve di contrasto, valori tonali, regolazione dei colori, saturazione, fusione di più immagini (blending), ecc.

I vantaggi legati allo sviluppo tramite maschere di luminosità sono notevoli e principalmente legati a due aspetti: semplicità del processo di selezione (una volta assimilato il loro funzionamento) e sfumatura automatica delle regolazioni in funzione della luminosità delle aree (consentendo interventi molto naturali, oltre che precisi). Grazie alla potenza delle maschere di luminosità, nella maggior parte dei casi non sarà più necessario ricorrere agli strumenti di selezione manuale, come il lazo, la penna o la bacchetta magica.

La Creazione Delle Maschere Di Luminosità In Photoshop

Il processo di creazione e di funzionamento delle maschere di luminosità può sembrare all’inizio molto complesso, ma in realtà con un po’ di pratica non si riuscirà più a fare a meno di questa tecnica di selezione nel proprio flusso di lavoro (workflow) per lo sviluppo fotografico digitale.

Per creare queste maschere di luminosità ci sono diversi metodi, sia manuali (agendo direttamente sui canali o con la funzione Applica) che automatizzati (tramite azioni, pannelli o altre estensioni di Photoshop). Uno dei processi più semplici per creare la maschera di luminosità di base (quella per le luci), consiste nei seguenti passi:

  1. Aprire una immagine in Photoshop
  2. Assicurarsi di avere il pannello dei Canali attivato e visibile (richiamabile anche dal menu Finestra)
  3. Posizionare il cursore sul canale RGB, tenendo premuto il tasto CTRL (CMD per chi usa MAC) e cliccando con il pulsante sinistro del mouse, verrà generata una selezione basata sulla luminosità dei pixel: ad esempio tutti i pixel bianchi saranno selezionati al 100%, quelli neri non saranno selezionati affatto, mentre quelli grigio medio saranno selezionati al 50%.
  4. A questo punto la selezione di base per le luci è attiva e può essere salvata in un canale tramite il comando Selezione -> Salva Selezione… usando ad esempio il nome Luci 1
  5. Tutte le altre maschere di luminosità possono essere create partendo da questa maschera di base

Partendo dalla maschera di luminosità Luci 1, si può agevolmente creare la selezione complementare Ombre 1 semplicemente invertendo Luci 1 e procedendo a salvarla nel pannello dei canali come già fatto nel punto precedente. Per la maschera Ombre 1, la selezione dei pixel sarà tanto più intensa quanto più scuro è il pixel stesso: questo tipo di selezione consente quindi di intervenire selettivamente nelle zone più scure dell’immagine.

Luci 1 e Ombre 1 sono quindi le selezioni di base, ma partendo da queste si possono creare una serie di maschere più restrittive che consentono di effettuare selezioni localizzate precise e con applicazione sfumata.

In genere le maschere di luminosità più diffuse si possono raggruppare per tipologia (alcune richiedono processi complessi e iterativi):

  • Maschere per le luci: Luci 1, Luci 2, Luci 3, Luci 4, Luci 5, Luci 6
  • Maschere per le ombre: Ombre 1, Ombre 2, Ombre 3, Ombre 4, Ombre 5, Ombre 6
  • Maschere per i mezzitoni: Mezzitoni 1, Mezzitoni 2, Mezzitoni 3, Mezzitoni 4
  • Maschere per sistema zonale: Zona 1, Zona 2, Zona 3, Zona 4, Zona 5, Zona 6, Zona 7, Zona 8, Zona 9, Zona 10
  • Maschere di canale: Rosso, Blu, Verde, Ciano, Giallo, Magenta
  • Maschere di saturazione
  • Maschere di tonalità in Lab: Toni Caldi, Toni Freddi

La creazione delle maschere di base è piuttosto semplice e veloce, ma quando è necessario effettuare degli interventi correttivi più specifici, creare le selezioni necessarie manualmente può richiedere molto tempo: per questo nel tempo si sono diffusi diversi procedimenti automatizzati per la creazione di selezioni più o meno avanzate o complesse.

Pannelli Ed Estensioni Di Photoshop

I processi automatizzati per la creazione delle luminosity masks si possono dividere in due soluzioni:

  • Azioni: una serie di comandi di Photoshop eseguiti in sequenza
  • Estensioni: solitamente sotto forma di pannelli che consentono di eseguire dei comandi di Photoshop al pari delle Azioni, ma, grazie all’uso di HTML, JavaScript e CSS, consentono di rappresentare in maniera più strutturata e logica i vari comandi.

Personalmente ho avuto modo di provare nel tempo diverse azioni ed estensioni e tutt’oggi utilizzo (a seconda delle necessità) più di uno strumento nel mio flusso di lavoro per lo sviluppo fotografico digitale. Tra le varie soluzioni, ne utilizzo anche alcune programmate da me per le mie esigenze specifiche. Tra tutti i pannelli provati, quello che ritengo più completo è quello di Tony Kuyper: TKActions V5: extension for luminosity masks and more.

Ecco la pagina dove si possono trovare tutti i pannelli ed i video didattici: Tony Kuyper Panels And Videos (ricordo che il pannello è tradotto anche in italiano).

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TKV5 Intro

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TKV5 Rapid Mask

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TKV5 Layer Mask

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TKV5 Control

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TKV5 Actions

Per approfondire la conoscenza delle maschere di luminosità, è anche possibile partecipare ad uno dei miei Workshops individuali o collettivi.

2016 Favourites Photos

This is a selection of my favourites photos taken in 2016: 2016 Favourites Photos Gallery

(Click on any photo to view full size picture)

 

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Lee, NiSi And Haida Neutral Density Filters: Tests On Color Cast, Calibration And Vignetting

Neutral density filters are widely used in Landscape photography. These filters are needed to increase the duration of the exposure: (a) when we don’t want to alter aperture or ISO on our setup and (b) when it isn’t dark enough to achieve the desired exposure time by just changing ISO and/or aperture.

I started using neutral density filters some years ago and at that time the average quality of ND filters wasn’t so high. Today a lot of brands are available and there are some quite good ones.

I often get questions about the best ND filters on the market and since the answer is not that simple I have decided to write this article trying to clarify what I think is important to consider when choosing a Neutral Density filter.

Here are some of the aspects that need to be evaluated especially for Landscape photography:

  1. Color cast: to increase the duration of exposure, filters needs to be “darkened” and the material used to darken the filters may not be color neutral.
  2. Vignetting: adding “stuff” (filters, holders, adaptors, etc.) on top of the lens may increase vignetting.
  3. Ease of use: screw filters may be easier and quicker to mount than square filters systems.
  4. Sharpness: in case the quality of the filter isn’t good enough, sharpness can be compromised.
  5. Calibration: some filters do not have a “regular” coat, this may result in a “patched” exposure (this is often an issue for variable neutral density filters).
  6. Flare: some filters are more prone than others towards flares and unwanted reflections.
  7. Resistance: filters may fall… some filters are made of resin which may be more resistent than glass in case of a fall.
  8. Holder: in the case of square filters, some holders are better than others because they can improve few aspects and the final user experience (possibility to use a polarizer, light leaks, stability,  etc.)

It isn’t easy to evaluate all these aspects, especially when it’s not possible to test in advance some of the available filters on the market. This is why I decided to perform some tests/analysis on four different Neutral Density filters from three well known brands to be able to compare them on a few aspects that (IMHO) are important in Landscape photography.

DISCLAIMER: even if all tests had been performed in a controlled light environment, I cannot exclude that other variables could have in some way influenced the results. Moreover, all results are only related to the sample of filters tested and cannot be referenced as benchmarks for the same type of filters in the market (same filters type may have been produced from different factories or with different materials over time). Please make sure you understand that the sole goal of the test is to assess the quality of the filters I own.

 

Neutral Density Filters

The neutral density filters tested in this review are:

  1. Lee ND 1.8 (Little Stopper) [Square – 6 stops – Glass]
  2. NiSi ND 1.8 Nano Coating IR [Square – 6 stops – Glass]
  3. Haida ND 1.8 “100 Series” [Square – 6 stops – Glass]
  4. Haida ND 1.8 PRO II MC Slim [Screw – 6 stops – Glass]

Tests Performed

Here is a list of the tests/analysis I performed:

  • A. Color Cast
  • B. Density Calibration
  • C. Vignette

Let’s go through each of these aspects and analyze the results.

A. Color Cast

To be able to test color cast I took a series of shots in a “controlled light” environment using a color checker card (I placed the color checker card in the middle of the frame).

The basic settings for the camera to get a properly exposed photo were as follows:

  • Canon EOS 6D
  • Canon EF 16-35 f/4 IS
  • Focal Length: 16mm
  • Exposure: 1/60s
  • Aperture: f/4
  • ISO: 100

I first took a few photos of the set with only the lens (no holder, no filter), to get the appropriate WB (White Balance) of the scene and then I forced that metered WB for all other shots (of the same scene) with filters.

The metered value for WB was 5600K (color picker on neutral gray), so nearly perfect Daylight (I was in a room with controlled lighting conditions).

I then took some other shots just with holder and no filters (to check if the holder was in some way influencing the lighting or colors) and finally with filters (switching one by one) by adjusting the exposure for 6 stops (6 stops was the declared amount of stops for all the filters used).

The settings used for taking all photos with filters were as follows:

  • Canon EOS 6D
  • Canon EF 16-35 f/4 IS
  • Focal Length: 16mm
  • Exposure: 1s (1/60s + 6 Stops)
  • Aperture: f/4
  • ISO: 100
  • WB: 5500k (Daylight)

I took at least 3 shots for every combination, just to make sure to avoid outliers, but all shots were almost identical for each set, so this confirms that the light didn’t change during the shooting session.

I finally selected 6 different shots to be compared for color cast:

  1. No Filters (16mm – 1/60 – f/4 – ISO 100)
  2. Holder With No Filters (16mm – 1/60 – f/4 – ISO 100)
  3. Lee ND 1.8 (16mm – 1s – f/4 – ISO 100)
  4. NiSi ND 1.8 (16mm – 1s – f/4 – ISO 100)
  5. Haida ND 1.8 (16mm – 1s – f/4 – ISO 100)
  6. Haida ND 1.8 Screw (16mm – 1s – f/4 – ISO 100)

I then aligned all six shots in Photoshop (to make sure to pick exactly the same point on the color checker) and added 3 color pickers almost in the middle of the first 3 neutral colors starting from white (averaging 5×5 pixels). I also checked that around the selected pixels color was regular and not changing much. Color pickers were set to Lab measurement, to be able to distinguish color cast just by looking at single component values (a and b): if a and b are equal to ZERO then the color is neutral, while for different values then there is a color cast.

Here are few simple rules that can help in understanding how Lab can measure color cast:

  • L: measures Luminance from 0 to 100
  • Greater values for L mean brightest colors, while lower values for L mean darker colors
  • a: measures color tones from green to magenta/red (from -128 to 127)
  • b: measures color tones from blue to yellow (from -128 to 127)
  • Negative values for a and b are for cool colors
  • Positive values for a and b are for warm colors

So by using Lab color pickers we are able to determine whether there is a color cast on the neutral colors or not when using filters.

Table 1: Color Cast Analysis

ND Color Cast Analysis

Neutral density filters color cast analysis (click to enlarge)

Table Caption:
Columns labeled 1, 2, 3: these are the values of the 3 different pickers on the images attached below
Average: the average value of the 3 different pickers
Delta: the delta of each average value compared to the average values from the “No Filters” photo
Absolute Delta: the absolute value of the delta, the greater the number the lesser the performance compared to the “No Filters” photo. To provide a visual highlight of the difference, colors have been used in the cell background: color scale is from green to red, where green is better than red (colors are related to each column “L a b” independently
AWB: this value has been determined by another different shot with Automatic White Balance with filters on, greater absolute differences from the “No Filters” photo AWB means worse performance in terms of color cast

Here are all images captured to determine color cast numbered from 1 to 6.

  1. No Filters (16mm – 1/60 – f/4 – ISO 100)
    All 3 pickers show no color cast (just +1 in the b channel for the brightest neutral color)
  2. Holder With No Filters (16mm – 1/60 – f/4 – ISO 100)
    All 3 pickers show no color cast (just -1 in the b channel for the darkest neutral color)
  3. Lee ND 1.8 (16mm – 1s – f/4 – ISO 100)
    All 3 pickers show evident color cast on cool colors especially in the blue channel (on average a -4.7 and b -10.3)
  4. NiSi ND 1.8 (16mm – 1s – f/4 – ISO 100)
    Light color Cast (on average a 2.3 and b -1.7)
  5. Haida ND 1.8 (16mm – 1s – f/4 – ISO 100)
    Light color cast (on average a -1.3 and b 1.0)
  6. Haida ND 1.8 Screw (16mm – 1s – f/4 – ISO 100)
    Light color cast (on average a 0.7 and b -2.0)

Images

No Filters Color Cast

No Filters Color Cast: neutral colors remain neutral

Lee ND1.8 Color Cast

Lee ND1.8 Color Cast: strong color cast on cool colors, especially blue channel

NiSi ND1.8 Color Cast

NiSi ND1.8 Color Cast: light color cast towards magenta and blue

Haida ND1.8 Square Color Cast

Haida ND1.8 Square Color Cast: really light color cast towards green and yellow

Haida ND1.8 Screw Color Cast

Haida ND1.8 Screw Color Cast: light color cast towards magenta and blue

B. Density Calibration

Not all filters are calibrated properly in terms of effective “stops” of light. This aspect impacts on two different points of view: exposure and vignetting. We will investigate vignetting in the following point, while in this step we will consider the effective amount of stops of light subtracted for each of the filters (measured around the center of the frame).

To measure the effective calibration of the filter, I have metered the L value (in Lab color space) for neutral colors in the color checker and I adjusted the exposure in the shots taken with the filter, to match the same L value of the shot without the filter. This method is not perfectly accurate, but it should provide a good indication.

None of the filters tested were perfectly accurate, but NiSi was the one with the better result in terms of calibration, while Haida filters (both screw and square) were the ones with the highest delta in respect of the declared amount of stops (again: keep in mind that the samples tested may vary from other samples produced on different dates, in different factories or using different raw materials).

Table 2: Density Calibration Analysis

ND Calibration Analysis

Neutral density filters calibration

C. Vignette

Vignette is another collateral aspect of using neutral density filters and it could be related to incorrect calibration, consistency of the raw materials, thickness and other factors .

To be able to test vignette, I shot against a neutral wall and I have measured the difference in stops from the center of the frame towards the corner. I took three different points: center, upper right corner and a point in the middle between the previous two.

To make sure the test wasn’t influenced by different holders, I used the same holder for all tests (apart from the screw filter).

In this test, NiSi was the best performer (just 1.3 stops delta, almost identical to lens only vignetting!), while Haida and Lee returned a fairly heavy vignette (almost 3 stops of difference between the center and the corner). I have to mention that Haida results were influenced by the quite heavy calibration (around 6.75 stops, instead of 6) and this could have impacted on the strong vignette on the borders.

Table 3: Vignette Analysis

ND Vignette Analysis

Neutral density filters vignette analysis (click to enlarge)

Table Caption:
Columns labeled 1, 2, 3: these are the values of the 3 different pickers on the images attached below (from center to the top left angle)
Delta L: the delta between each L pairs (1 vs 2, 1 vs 3, 2 vs 3) to measure the change in luminosity between each point in the same photo
Average Decay: the average of the 3 Delta L values, this amount indicates how much light falls (on average) from the center of the frame towards the corner. The greater the number, the greater the decay
Effective Stops Delta: the two columns indicates the difference in terms of stops (measured by Adobe Camera Raw) of the pairs picker #1 vs picker #2 (center of the frame vs intermediate) and picker #1 vs picker #3 (center of the frame vs top left corner)

Here are all images captured to determine color cast numbered from 1 to 6.

Images

No Filters Vignette

No Filters Vignette

No Filters + Holder NiSi Vignette

No Filters + Holder NiSi Vignette

Lee ND 1.8 Vignette

Lee ND 1.8 Vignette

NiSi ND 1.8 Vignette

NiSi ND 1.8 Vignette

Haida ND 1.8 Square Vignette

Haida ND 1.8 Square Vignette

Haida ND 1.8 Screw Vignette

Haida ND 1.8 Screw Vignette

Conclusions

After all the tests, we can infer that Haida and NiSi samples were the best performers overall: Haida had slightly better performance on Color Cast (similar absolute results for both square and screw filters), while NiSi had better performance on calibration and vignetting (even though vignetting was likely affected by the “heavy” calibration of the Haida filters).

Just keep in mind the disclaimer at the top of the article: all these tests are valid only for the samples tested and cannot be referred to as a benchmark for all filters on the market.

Should you have any question, you can contact me through the contact form on this website, or you can find me on all major social networks.

 

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I have recorded this short video to demonstrate how easy is to setup a NiSi V5 Holder with CPL and ND/GND filters.

This system is the best I have tested so far, because not only is easy to mount, but it features an integrated CPL which is located just in front of the lens and before any other filter. This will reduce vignette and will simplify the adjustment of the polarization angle thanks to the dedicated dial.

NiSi V5 Holder is also really nice and solid. Compared to other holders I tested its borders are wide enough to cover most of other brands filters gaskets: some holders are not that wide and with some ND filters, their gasket is not thick enough to avoid light leaks.

On the market there is no equivalent offer: included in the nice leather box, you will not only the holder with 3 slots and the dedicated circular polarizer, but also a series of adaptor which will let you fit the holder on most commons lens threads.

I would absolutely advice to buy this holder.

P.S.: sorry for my poor English!

 

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British Landscape Workshop – What’s In My Bag

In two days “British Landscape Workshop” will start. I’m proud to lead this great experience together with Alessio Putzu and Ivan Pedretti.

Since everyone in the gang is curious to know which gear I’ll bring with me, I have decided to take a photo of my photographic bag (backpack) content:

  • Canon EOS 6D
  • Canon EF 16-35 f/4 IS
  • Tamron 15-30
  • Samyang 12mm fisheye
  • Tripod Manfrotto 055XPRO3
  • Head Manfrotto 322RC2
  • Haida Filters (77mm) ND 0.9/1.8/3.0/3.6
  • Lee Holder 100 Series
  • Badpter 77mm for Lee Holder
  • Haida Filters 100 Series ND 0.9/1.8/3.0
  • Haida Filters 100 Series GND Soft 0.3/0.6/0.9
  • Lee Filters 100 Series GND Hard 0.6/0.9
  • Remote
  • Headlamp
  • Canon LP-E6 Batteries
  • AAA Batteries
  • Lens Cloths/Wipes
  • SD Memory Card
  • Camera Rainsleeve
  • Raincoat
  • Gloves
  • Neck Warmer
  • Terrascape Filters Bag
British Landscape Bag

British Landscape – What’s In My Bag

This is a standard setup when I go out landscape photograpy, I only add a zoom tele from time to time, but I use mostly wide angle lenses.